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Ultimatum alla Turchia (09.10.08)
Presa di posizione della DB (9 ottobre 2008)
La notizia era attesa…il governo svizzero, assieme a quelli tedesco e austriaco, ha lanciato il terzo e speriamo ultimo avvertimento alla Turchia affinché rispetti gli accordi presi a suo tempo in merito a protezione dell'ambiente, diritti umani e beni culturali legati alla costruzione della diga di Ilisu. Alle critiche e rivendicazioni delle ONG, negli ultimi tempi si erano aggiunti ripetuti appelli da parte di vari parlamentari al nostro Governo perché ritiri il sostegno finanziario concesso alle ditte svizzere coinvolte nel controverso progetto.Quello di ieri non è solamente un avvertimento alla Turchia, bensí anche un monito alle imprese, a cui a ultimatum scaduto verrebbe ritirato il credito concesso dalle banche. Si tratterebbe di una misura mai presa fin'ora in Europa a livello di economia di esportazione, ciò che mostra la gravità della situazione.
Vorrei ricordare che la costruzione della diga avrà un impatto devastante su più di 55 mila persone, che perderanno casa, terra e attività economiche. Ilisu creerà un lago artificiale che sommergerà la città antichissima di Hasankeyf e ca. 200 siti archeologici. Inoltre con la diga di Ilisu la Turchia controllerà la portata dei fiumi Tigri ed Eufrate, cioè l’afflusso d’acqua verso Iraq e Siria, quando tuttora non esiste un accordo formale tra i tre Paesi riguardante la suddivisione delle acque. Questa è una ulteriore possibile fonte di conflitto in una regione già notoriamente instabile. Gli effetti di questo gigantesco progetto, in termini di costi sociali, ambientali e culturali, sono insomma disastrosi.
Le autorità turche hanno avuto più di due anni per adempiere gli oltre 150 criteri necessari per garantirsi l'investimento estero di oltre 530 milioni di franchi…criteri che fino ad ora sono stati perlopiù ignorati. Appare dunque alquanto improbabile che nello spazio di 60 giorni (ed eventualmente ulteriori 180 giorni che la Svizzera sembra essere disposta a concedere), si riesca a colmare queste enormi lacune.
Una cosa è certa: la Svizzera farebbe bene a ritirarsi al più presto da questo progetto…ne va della propria credibilità!!

