Telefoni cellulari
Il Sud: discarica del Nord? (12.04.07)
(articolo tratto dal dossier "Pronto, chi parla?")
Una parte dei telefoni cellulari usati è spedita nei paesi in via di sviluppo. In teoria, queste esportazioni permettono di prolungare la vita degli apparecchi e di migliorare l’accesso alle telecomunicazioni da parte delle popolazioni del Sud. Ma molto spesso, servono molto semplicemente per sbarazzarsi degli apparecchi difettosi. La "Convenzione di Basilea" distingue tra apparecchi elettronici in buono stato e apparecchi difettosi, per i quali si impedisce l’esportazione verso i paesi in via di sviluppo. Pertanto, alcuni esportatori giocano su questo limite e spediscono del materiale che nonostante sia ancora funzionante, non è più utilizzabile. Inoltre, il principale produttore di rifiuti elettronici del mondo, gli Stati Uniti, non ha ratificato la Convenzione ed esporta l’80% dei suoi scarti principalmente in Cina e in India.
CUMULI DI RIFIUTI
Nonostante il fatto che l’invio di materiale di seconda mano verso i paesi in via di sviluppo (soprattutto telefoni cellulari o computer) sia estremamente importante e permetta alle popolazioni locali di avere accesso alle nuove tecnologie, gli impatti negativi possono essere altrettanto considerevoli. Gli apparecchi esportati non fanno altro che aumentare la quantità di rifiuti che i paesi in via di sviluppo fanno notoriamente fatica a gestire. Nelle regioni sprovviste di infrastrutture per un corretto smaltimento dei rifiuti, l’eliminazione delle sostanze tossiche contenute in questi materiali, pone dei gravi problemi ambientali e sanitari.
PER UNA MIGLIORE REGOLAMENTAZIONE
Bisogna dunque avere delle condizioni più severe per regolamentare la spedizione dei diversi materiali elettronici. Tra queste, il buon funzionamento degli apparecchi e l’esistenza di un sistema di smaltimento rifiuti in loco (oppure un eventuale rimpatrio dei rifiuti) sono di importanza fondamentale. Le imprese esportatrici sono responsabili di un buon funzionamento dei propri apparecchi mentre è responsabilità dei governi sia del Nord sia del Sud del mondo fare in modo che vengano applicate le diverse norme internazionali.
IL DISASTRO ECOLOGICO E SANITARIO CAUSATO DAI RIFIUTI ELETTRONICI
Nei paesi in cui le infrastrutture di smaltimento dei rifiuti sono scarse, i telefoni cellulari e gli altri apparecchi elettronici ormai “in fin di vita” vengono buttati nelle discariche pubbliche oppure smaltiti da persone che non hanno né una formazione specifica né una protezione adeguata. Nel sud della Cina, nella provincia di Guangdong, lo smaltimento dei rifiuti elettronici – una delle principali fonti di reddito per la popolazione locale – provoca già oggigiorno un disastro ecologico e sanitario. I fiumi e il suolo sono inquinati da metalli pesanti come il piombo, il cadmio o il berillo. I lavoratori che manipolano i vecchi apparecchi per il recupero del rame o dell’oro in essi contenuti, sono esposti a gas tossici che presentano dei rischi notevoli per la salute, specialmente per la pelle, le vie respiratorie, i reni e il sistema nervoso.
Una parte dei telefoni cellulari usati è spedita nei paesi in via di sviluppo. In teoria, queste esportazioni permettono di prolungare la vita degli apparecchi e di migliorare l’accesso alle telecomunicazioni da parte delle popolazioni del Sud. Ma molto spesso, servono molto semplicemente per sbarazzarsi degli apparecchi difettosi. La "Convenzione di Basilea" distingue tra apparecchi elettronici in buono stato e apparecchi difettosi, per i quali si impedisce l’esportazione verso i paesi in via di sviluppo. Pertanto, alcuni esportatori giocano su questo limite e spediscono del materiale che nonostante sia ancora funzionante, non è più utilizzabile. Inoltre, il principale produttore di rifiuti elettronici del mondo, gli Stati Uniti, non ha ratificato la Convenzione ed esporta l’80% dei suoi scarti principalmente in Cina e in India.
CUMULI DI RIFIUTI
Nonostante il fatto che l’invio di materiale di seconda mano verso i paesi in via di sviluppo (soprattutto telefoni cellulari o computer) sia estremamente importante e permetta alle popolazioni locali di avere accesso alle nuove tecnologie, gli impatti negativi possono essere altrettanto considerevoli. Gli apparecchi esportati non fanno altro che aumentare la quantità di rifiuti che i paesi in via di sviluppo fanno notoriamente fatica a gestire. Nelle regioni sprovviste di infrastrutture per un corretto smaltimento dei rifiuti, l’eliminazione delle sostanze tossiche contenute in questi materiali, pone dei gravi problemi ambientali e sanitari.
PER UNA MIGLIORE REGOLAMENTAZIONE
Bisogna dunque avere delle condizioni più severe per regolamentare la spedizione dei diversi materiali elettronici. Tra queste, il buon funzionamento degli apparecchi e l’esistenza di un sistema di smaltimento rifiuti in loco (oppure un eventuale rimpatrio dei rifiuti) sono di importanza fondamentale. Le imprese esportatrici sono responsabili di un buon funzionamento dei propri apparecchi mentre è responsabilità dei governi sia del Nord sia del Sud del mondo fare in modo che vengano applicate le diverse norme internazionali.
IL DISASTRO ECOLOGICO E SANITARIO CAUSATO DAI RIFIUTI ELETTRONICI
Nei paesi in cui le infrastrutture di smaltimento dei rifiuti sono scarse, i telefoni cellulari e gli altri apparecchi elettronici ormai “in fin di vita” vengono buttati nelle discariche pubbliche oppure smaltiti da persone che non hanno né una formazione specifica né una protezione adeguata. Nel sud della Cina, nella provincia di Guangdong, lo smaltimento dei rifiuti elettronici – una delle principali fonti di reddito per la popolazione locale – provoca già oggigiorno un disastro ecologico e sanitario. I fiumi e il suolo sono inquinati da metalli pesanti come il piombo, il cadmio o il berillo. I lavoratori che manipolano i vecchi apparecchi per il recupero del rame o dell’oro in essi contenuti, sono esposti a gas tossici che presentano dei rischi notevoli per la salute, specialmente per la pelle, le vie respiratorie, i reni e il sistema nervoso.

