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Ultime news su Ilisu  (28.03.07)
28 marzo 2007 - Il Consiglio federale ha concesso alle ditte Alstom, Colenco, Maggia e Stucky l'assicurazione definitiva di 225 milioni contro i rischi d'esportazione per le forniture e i servizi ingegneristici per l'edificazione della centrale idroelettrica di Ilisu, in Turchia. Il progetto è contestato sia all'interno che all'esterno del paese a causa dell'impatto ambientale e sociale. Stando invece a Berna, le misure d'accompagnamento a livello di ambiente, insediamenti e beni culturali sono state rispettate dal committente. Il Governo ricorda che anche Austria e Germania hanno accordato le garanzie.

14 marzo 2007 – La scorsa settimana un incontro del comitato inter-ministeriale, chiamato a decidere sull’approvazione della garanzia da parte dell’agenzia tedesca Hermes per il controverso progetto della diga di Ilisu in Turchia, si è concluso con un clamoroso nulla di fatto. Secondo il quotidiano Frankfurter Rundschau la battuta d’arresto è dovuta alle serie perplessità che il ministro per lo Sviluppo tedesco avrebbe in merito alla fattibilità dell’opera – per il ministro serve mettere a punto un efficace piano di reinsediamento e bisogna limitare il più possibile gli impatti ambientali. Un’altra esigenza primaria è la discussione del progetto con gli Stati confinanti di Iraq e Siria, attualmente molto preoccupati per le possibili ripercussioni sulle risorse idriche transfrontaliere dovute alla realizzazione della diga. In particolare il ministro degli Esteri di Bagdad un paio di settimane fa aveva scritto al governo tedesco per dar voce ai suoi dubbi sui possibili impatti negativi di Ilisu. Intanto è definitivo il finanziamento fornito all’opera da parte dell’agenzia di credito all’export austriaca, mentre la decisione sul sostegno economico da parte della Svizzera è atteso nelle prossime settimane. Le Ong internazionali, tra cui la DB, premono affinché sia il governo tedesco che quello svizzero facciano un passo indietro, bocciando l’ipotesi della diga di Ilisu – così come fatto in passato dall’esecutivo britannico e da quello italiano.

19 dicembre 2006 – Sembrava che non se ne dovesse fare più nulla. Invece dopo alcuni anni di oblio il progetto della mega-diga di Ilisu, nel Kurdistan turco, sembra più vivo che mai. A dimostrarlo la recentissima approvazione da parte delle agenzie di credito all’export di Germania, Svizzera e Austria di garanzie per le imprese dei tre Paesi coinvolte nella realizzazione dell’opera. In realtà le garanzie sarebbero state concesse solo qualora la diga rispetti gli standard ambientali internazionalmente riconosciuti. Ciò non toglie che il rischio che 55.000 persone debbano essere sfollate a causa dell’impianto idroelettrico rimane ed è sicuramente molto concreto.

9 ottobre 2006 – Parafrasando il titolo di un film verrebbe da dire che “a volte ritornano”. In questo caso ci riferiamo al progetto della diga di Ilisu, che il governo turco intende costruire sul fiume Tigri in Anatolia sud-orientale, appena a valle della città di Hasankeyf e solo 65 chilometri a monte della frontiera con l'Iraq e la Siria. Di Ilisu se ne parla da una decina d'anni. Nel 2002 sembrava definitivamente riposto nel cassetto, allorché un consorzio di aziende europee non aveva ottenuto il sostegno delle agenzie di credito all'export. Ora si sono fatte avanti altre aziende europee, che già nel 2004 avevano formato un consorzio guidato dalla austriaca Andritz AG con la svizzera Alstom e la tedesca Zueblin. Le tre aziende hanno chiesto il sostegno dei rispettivi governi: così, proprio in questi giorni le agenzie di credito all'export di Svizzera, Germania e Austria devono decidere se finanziare o meno l'impresa. Il fatto è che tutti i motivi di controversia su quella diga restano validi. Secondo i piani, la diga di Ilisu sarà alta 138 metri e larga 1.820 metri, la più grande in Turchia dopo la diga Ataturk (sul fiume Eufrate); avrà una centrale elettrica con 1.200 Megawatt di potenza installata. Ilisu creerà un lago artificiale ampio 313 chilometri quadrati, che sommergerà un'antica città (Hasankeyf) e circa 200 siti archeologici.
Una grande diga dunque, con tutti i problemi spesso associati alle grandi dighe e, in aggiunta, il rischio di aggravare un conflitto locale - e di aprirne uno con i paesi confinanti. Un dossier preparato dalla European Eca Reform Campaign elenca perché il progetto di Ilisu non andrebbe finanziato (The Ilisu Dam Project: Europe's money would move Turkey away from the acquis communautaire, settembre 2006). Primo: la Valutazione di impatto ambientale commissionata dal consorzio «è inaccurata, incompleta e in certi casi contradditoria», dice il dossier, al di sotto degli standard internazionali. Il piano di risistemazione degli sfollati (Resettlement Action Plan) è discutibile: la diga avrà impatto diretto sulla vita di tra 50mila e 78mila persone, che perderanno casa, terra e attività economiche. Il dossier critica il fatto che gli espropri nell'area interessata siano cominciati ancora prima della decisione finale dei finanziatori: «La Turchia ha cominciato a cacciare la popolazione invocando una norma che era intesa essere usata solo in caso di emergenza nazionale». C'è il rischio di conflitto internazionale: è ovvio che con la diga di Ilisu (e le altre del progetto chiamato Gap, Anatolia Regional Development Plan) la Turchia controllerà la portata del Tigri e dell'Eufrate, cioè l'afflusso d'acqua verso Iraq e Siria - e i tre paesi non hanno accordi formali sulla suddivisione delle acque.
Infine il dossier parla di diritti umani violati e di conflitto: la zona in cui dovrebbe sorgere la diga di Ilisu è «caratterizzata dalla repressione della popolazione kurda». Dall'84 circa 4.000 villaggi sono stati distrutti, quasi 3 milioni di persone sono sfollate, quasi 40mila morte. E il conflitto è ripreso in questi mesi.