Giocattoli
La coalizione dei giocattoli (12.04.07)
Rapporto della coalizione svizzera dei giocattoli sull’inchiesta 2006 (28.11.2006)
Ormai da diversi anni sono conosciuti i problemi nelle fabbriche di giocattoli: salari molto bassi, orari di lavoro massacranti, oppressione della libertà sindacale. Quando un anno fa si è formata una coalizione di organizzazioni non governative, in Svizzera questo settore è uscito dal letargo. Per la prima volta si è instaurato un dialogo serio tra imprese e ONG. Il rapporto pubblicato riassume le discussioni in atto e dà una visione d’insieme su ciò che è stato fatto fino ad ora per risolvere i problemi nelle fabbriche.L’obiettivo principale della coalizione svizzera dei giocattoli, di cui fa parte anche la DB, è il miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti nelle fabbriche di produzione. Il rapporto uscito nel novembre 2006 mostra che il cammino verso maggiore giustizia e trasparenza è ancora lungo, anche per le imprese che hanno intrapreso i primi passi nella giusta direzione.
Innanzitutto il rapporto evidenzia che la maggior parte degli attori operanti nel settore riconosce che ci sono dei gravi problemi da risolvere e che fino ad ora è stato fatto troppo poco per migliorare la situazione. Gli sforzi dei diversi attori in gioco sono stati bloccati anche a causa delle differenze tra gli standard sociali minimi adottati dai commercianti al dettaglio e quelli delle marche. La coalizione svizzera dei giocattoli sostiene che è giunto il momento che tutti gli attori del settore finalmente riconoscano ed adottino le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e salari minimi dignitosi.
Per aiutare le lavoratrici e i lavoratori a far valere i propri diritti, la coalizione di ONG propone alle imprese di creare dei programmi di istruzione su “diritti del lavoro”, “sicurezza sul lavoro” e di iniziare delle trattative collettive. A questo proposito ci sono già state alcune prime reazioni positive (Migros, Coop, Manor) a cui la coalizione cercherà di dare un seguito. Esistono quindi discrete possibilità, che già nel corso del 2007 in alcuni casi saranno adottate delle misure concrete. Dei casi senza speranza sono invece le imprese “Sombo” e “Toys R us” che non riconoscono l’esistenza di alcun problema e che non hanno mai risposto alle sollecitazioni delle ONG.

