Public Eye on Davos 2004
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Programma 2004  (22.12.03)
THE PUBLIC EYE ON DAVOS
conferenza Public Eye on Davos 04
Conferenza internazionale
Davos, 21-23 gennaio 2004


La Conferenza «The Public Eye on Davos» è pensata come contraltare al Forum Economico Mondiale (WEF) di critica alla globalizzazione, e viene organizzata per la quinta volta dalla Dichiarazione di Berna, con il sostegno di Pro Natura ed altre ONG del Nord e del Sud del mondo. Le tavole rotonde si rivolgono a tutte le persone interessate alla problematica della globalizzazione; i «workshops» si indirizzano in particolare anche a studenti ed apprendisti. Oltre a conferenze e dibattiti, ci sarà per la prima volta anche un’applicazione culturale della critica alla globalizzazione: il gruppo teatrale «400asa» presenterà la pièce «Davos, una spedizione in montagna», scritta appositamente in vista del prossimo WEF.

Luogo:
Sala Hugo Richter , Scalettastrasse 19, Davos-Platz
(presso la clinica asmatica olandese, nelle vicinanze del centro dei congressi, dove si tiene la riunione del WEF).

Relazioni e riassunti si trovano sulle pagine in tedesco o inglese
La conferenza è pubblica e l’entrata gratuita.
Lingua: inglese con traduzione simultanea al tedesco.

Mercoledì 21 gennaio
Mary_Robinson e Matthias Herfeldt, EvB

11.30-12.30:
Discorso d’apertura di Mary Robinson, direttrice di «Ethical Globalization Initiative» ed ex Commissario ONU per i diritti umani

tavola rotonda al Public Eye on Davos 04
14.00-15.45:
Responsabilità delle aziende: i limiti dell’autoregolazione privata
Gli ultimi decenni sono stati contraddistinti fra l’altro da un significativo trasferimento del potere dal settore pubblico a quello privato, dallo stato all’economia. La politica è sempre più influenzata dalle grandi imprese. Di ciò ne risente negativamente anche la politica ambientale, visto che regole più severe sono una spina nell’occhio per molte aziende. L’economia vuole saldare questo debito con accordi su base volontaria. Ma sono sufficienti degli accordi su base volontaria per contenere le pratiche negative delle aziende che operano su scala globale? Rappresentanti di istituzioni internazionali, della politica, di organizzazioni non profit e del mondo accademico discutono della necessità di una responsabilità vincolante delle imprese e su possibili strumenti per la regolamentazione delle attività delle multinazionali. (Organizzato da Pro Natura/Friends of the Earth Switzerland)

  Peter Utting, Vicedirettore «United Nations Research Institute for Social Development» (UNRISD)
  Klaus Werner, Giornalista e autore del libro “Schwarzbuch Markenfirmen”, Austria
  Manzoor Ahmad, Ambasciatore e rappresentante del Pakistan presso l’OMC
  Moderazione: Nur Hidayati, WAHLI/Friends of the Earth Indonesia

tavola rotonda al Public Eye on Davos 04
16.00-17.45
Chi approfitta del Global Compact?
Il Segretario generale dell’ONU Kofi Annan presentò per la prima volta il Global Compact all’inizio del 1999 al WEF di Davos. È costituito da 9 Principi nell’ambito dei diritti del lavoro, dei diritti umani e dell’ambiente, che le aziende si impegnano a sostenere al momento della loro adesione. L’ONU sottolinea che si tratta di un’iniziativa di cooperazione e su base volontaria che non prevede perciò nessun controllo e sanzione per le imprese. Il Global Compact rappresenta davvero un progresso in linea con la visione dell’ONU di un’economia sostenibile ed equa? O invece è solo uno strumento per migliorare l’immagine delle aziende (caso Nestlè), come criticano molte ONG? (Organizzato dalla Dichiarazione di Berna)

  Franklin Frederick, «Movement of Citizenship for the Waters», Brasile
  Joo Kean Yeong, Consulente legale, «International Code Documentation Centre»/IBFAN, Malaysia
  Irene Khan, Segretaria Generale di «Amnesty International», Gran Bretagna
  Jens Martens, «WEED», Germania
  Prof. John Ruggie, Consigliere Speciale del Segretario Generale dell’ONU per il Global Compact, Stati Uniti
  Moderazione: Peter Brey, Segretario Generale della «Fondazione Terre des Hommes», Svizzera

Giovedì 22 gennaio:
Tavola rotonda al Public Eye on Davos 04

10.00-12.00
Gli effetti della privatizzazione dell’acqua sulle donne
L’accesso all’acqua è uno dei problemi più gravi a livello mondiale, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La scarsità d’acqua è la causa di molte malattie e di una situazione di precarietà che impedisce ogni tipo di sviluppo. I programmi internazionali della Banca Mondiale e dell’OMC (con l’accordo GATS), nonché le grandi multinazionali, sono i principali responsabili delle privatizzazioni delle aziende pubbliche di approvvigionamento dell’acqua. Queste sono sempre accompagnate dalla promessa di un approvvigionamento più efficiente e a buon mercato. In realtà però l’acqua perde il suo carattere di bene collettivo, diventando merce che deve generare profitti. Le conseguenze concrete di queste privatizzazioni colpiscono soprattutto le donne, visto che esse sono responsabili generalmente dell’economia domestica (igiene, cucina, ecc.). (Organizzato da WIDE)

  Marianne Hochuli, Dichiarazione di Berna, Svizzera
  Krassen Stoichev, «Bulgarian Gender Research Foundation»
  Andrei Delchev, Direttore operativo «Eurolex Ltd», Bulgaria
  Phides Mazhawidza, «GENTA/International Gender and Trade Network», Zimbawe
  Moderazione: Barbara Specht, «Women in Development Europe» (WIDE), Belgio

tavola rotonda al Public Eye on Davos 04
14.00-15.45
Dalla competizione scorretta allo sviluppo sportivo
Lo sport viene «venduto» ai paesi poveri come il nuovo motore del progresso, e la promozione dello sport come aiuto allo sviluppo. Tuttavia il commercio mondiale di articoli sportivi aggrava le disparità già esistenti tra ricchi e poveri. Da una parte lo sport è «business» che genera grandi profitti per le grandi marche e per gli atleti più famosi del Nord. Dall’altra invece c’è la povertà dei dipendenti delle fabbriche di scarpe e delle industrie tessili, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Questa è l’altra faccia della medaglia, anche nell’anno olimpico 2004. Nella loro gara per stabilirsi dove ci sono i salari più bassi, le aziende lasciano alquanto a desiderare dal punto di vista della correttezza. Prima di tutto quindi, è il business dello sport stesso che deve svilupparsi, in particolare verso l’introduzione di standard minimi sociali. È pronta l’industria di articoli sportivi ad accettare questa sfida? (Organizzato dalla Dichiarazione di Berna)

  Neil Kearney, Segretario generale del sindacato internazionale dei lavoratori dell’industria tessile e dell’abbigliamento, Belgio
  Ms. Asma, Segretaria Generale del sindacato autonomo nell’industria dell’abbigliamento (BIGUF) ed ex operaia
  Frans Röselaers, Direttore «International Programme for the Elimination of Child Labour», Organizzazione Internazionale del Lavoro
  Auret van Heerden, Presidente “Fair Labor Association”, Sudafrica/Stati Uniti
  Ineke Zeldenrust, Segretariato Internazionale della Campagna “Clean Clothes”, Olanda
  Moderazione: Stefan Indermühle, Dichiarazione di Berna, Svizzera

16.00-17.45
Workshop sulle condizioni di lavoro nell’industria tessile

400asa in cerca della soluzione al Public Eye 04
19.00-23.00
Davos. Una spedizione in montagna. Pièce teatrale dei «400asa» sulla giustizia globale e il WEF
Il 22 gennaio 2004 viene presentata per la prima volta al pubblico la nuova produzione teatrale dei «400asa». La pièce si confronta con diverse tematiche legate alla globalizzazione e tratta in particolare il concetto di emarginazione. In modo artistico e documentaristico viene analizzata l’esclusione di una parte degli esseri umani dal benessere e dai processi decisionali.
In che modo l’apertura economica crea nuove barriere nella politica, nella comunicazione e più in generale nelle relazioni sociali? Cosa e come possiamo consumare? Come suona la lingua della globalizzazione? Sono queste alcune delle domande che vengono approfondite nella nuova pièce teatrale dei «400asa».

Venerdì 23 gennaio:

14.00-15.45
Banche responsabili e corrette grazie agli «Equator Principles»?
Nel Public Eye dell’anno scorso alcune ONG presentarono la «Dichiarazione di Collevecchio», la quale chiede agli Istituti finanziari di impegnarsi a favore della sostenibilità sociale ed ecologica. Nel giugno 2003 diverse banche hanno reagito in modo positivo a queste richieste, dichiarandosi pronte a rispettare gli standard della Banca Mondiale presenti negli «Equator Principles». Queste banche finanziano più del 70% dei progetti a livello mondiale, per cui questo passo avrebbe potuto smuovere le acque e le aspettative in questo senso erano molto alte. Ma solo 6 mesi dopo, alcune banche che hanno sottoscritto questi «Principi» hanno confermato il finanziamento alla costruzione dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. Secondo un’indagine fatta da alcune ONG questo progetto viola gli «Equator Principles» in 30 diversi punti. (Organizzato dalla Dichiarazione di Berna e BankTrack)

  Andreas Missbach, Dichiarazione di Berna, Svizzera
  Michelle Chan-Fishel, Friends of the Earth Stati Uniti
  Andrea Baranes, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Italia
  Rappresentanti di “Citigroup” e “ABN Amro” (invitati)
  Moderazione: Johan Frijns, “AIDEnvironment”, Olanda

workshop per studenti al Public Eye on Davos 04
9.00-10.45 e 14.00-15.45
Workshops sulla globalizzazione
(Workshops - in lingua tedesca - per scuole secondarie e professionali. Classi interessate si annuncino presso mherfeldt@evb.ch)