OMC
L’OMC: Democrazia & Trasparenza (29.08.03)
L’OMC: Democrazia & Trasparenza
Qual è il problema ?
Sul piano formale l’OMC appare come la più democratica tra le organizzazioni internazionali, dal momento che vale il principio di un paese un voto (differentemente dal FMI), e che a nessun paese è consentito un potere di veto esclusivo (come avviene per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU).
In realtà quest’organizzazione è caratterizzata da un forte deficit democratico che riguarda sia il processo di formazione delle decisioni, sia la trasparenza sul suo operato e su quello dei governi membri, sia le conseguenze quasi irreversibili della subordinazione delle leggi nazionali e locali ai trattati in esso contenuti.
E’ noto che il processo di formazione delle decisioni spesso non si svolge nelle sedi opportune, ed è limitato ad un ristretto gruppo di paesi (Stati Uniti e Unione Europea in testa, poi Giappone e Canada, quindi gli altri paesi occidentali e qualche paese in via di sviluppo) i quali solo alla conclusione lo sottopongono all’approvazione degli altri membri, che dispongono di un tempo limitato per conformarsi a decisioni che riguardano aspetti complessi e che hanno riflessi importanti sulle loro economie.
Anche il sistema di regolazione delle controversie (vedi scheda “Cos’è l’OMC”) è un sistema designato a rispondere agli interessi dei paesi più forti, i quali inoltre dispongono di risorse tecniche, finanziarie e politiche in grado di meglio veder tutelati gli interessi di cui si fanno portatori, che non sono quasi mai quelli della collettività, ma più spesso quello delle grandi corporations private.
Se l’operato dell’OMC si svolge in segretezza, lo stesso comportamento caratterizza anche i paesi membri che lo compongono. Perfino i Parlamenti dei singoli stati sono tenuti all’oscuro dei negoziati e delle decisioni prese. Le richieste portate in seno all’OMC riflettono poi quasi esclusivamente le rivendicazioni delle grandi lobbies economiche che spesso modellano l’agenda dei singoli governi.
Ma l’aspetto più inquietante è legato al fatto che, vincolandosi ad accordi internazionali sempre più stringenti, gli stati rinunciano a tutta una serie di strumenti di politica economica, e non solo, necessari per regolamentare i mercati e rispondere alle situazioni di crisi, privando di capacità autoregolative le comunità nazionali e locali. Tutto ciò si verifica in un quadro in cui i bisogni legati alla sicurezza e alla sovranità alimentare, alla tutela dell’ambiente, al diritto alla salute e all’istruzione, all’accesso a beni fondamentali come l’acqua, e più in generale i diritti umani fondamentali vengono sempre più subordinati agli interessi legati alla liberalizzazione del commercio, concentrando nelle mani delle multinazionali e dell’OMC un potere enorme.
Le rivendicazioni
Si chiede che i negoziati in corso avvengano alla luce del sole, permettendo alla società civile di accedere ai relativi documenti; si chiede una riforma istituzionale che copra sia i temi “interni” della costruzione del consenso, dei meeting, del sistema decisionale, del meccanismo di risoluzione delle dispute, sia temi esterni come l’accredito delle organizzazioni non governative ed il rapporto con le altre istituzioni internazionali.
Sul piano formale l’OMC appare come la più democratica tra le organizzazioni internazionali, dal momento che vale il principio di un paese un voto (differentemente dal FMI), e che a nessun paese è consentito un potere di veto esclusivo (come avviene per il Consiglio di Sicurezza dell’ONU).
In realtà quest’organizzazione è caratterizzata da un forte deficit democratico che riguarda sia il processo di formazione delle decisioni, sia la trasparenza sul suo operato e su quello dei governi membri, sia le conseguenze quasi irreversibili della subordinazione delle leggi nazionali e locali ai trattati in esso contenuti.
E’ noto che il processo di formazione delle decisioni spesso non si svolge nelle sedi opportune, ed è limitato ad un ristretto gruppo di paesi (Stati Uniti e Unione Europea in testa, poi Giappone e Canada, quindi gli altri paesi occidentali e qualche paese in via di sviluppo) i quali solo alla conclusione lo sottopongono all’approvazione degli altri membri, che dispongono di un tempo limitato per conformarsi a decisioni che riguardano aspetti complessi e che hanno riflessi importanti sulle loro economie.
Anche il sistema di regolazione delle controversie (vedi scheda “Cos’è l’OMC”) è un sistema designato a rispondere agli interessi dei paesi più forti, i quali inoltre dispongono di risorse tecniche, finanziarie e politiche in grado di meglio veder tutelati gli interessi di cui si fanno portatori, che non sono quasi mai quelli della collettività, ma più spesso quello delle grandi corporations private.
Se l’operato dell’OMC si svolge in segretezza, lo stesso comportamento caratterizza anche i paesi membri che lo compongono. Perfino i Parlamenti dei singoli stati sono tenuti all’oscuro dei negoziati e delle decisioni prese. Le richieste portate in seno all’OMC riflettono poi quasi esclusivamente le rivendicazioni delle grandi lobbies economiche che spesso modellano l’agenda dei singoli governi.
Ma l’aspetto più inquietante è legato al fatto che, vincolandosi ad accordi internazionali sempre più stringenti, gli stati rinunciano a tutta una serie di strumenti di politica economica, e non solo, necessari per regolamentare i mercati e rispondere alle situazioni di crisi, privando di capacità autoregolative le comunità nazionali e locali. Tutto ciò si verifica in un quadro in cui i bisogni legati alla sicurezza e alla sovranità alimentare, alla tutela dell’ambiente, al diritto alla salute e all’istruzione, all’accesso a beni fondamentali come l’acqua, e più in generale i diritti umani fondamentali vengono sempre più subordinati agli interessi legati alla liberalizzazione del commercio, concentrando nelle mani delle multinazionali e dell’OMC un potere enorme.
Le rivendicazioni
Si chiede che i negoziati in corso avvengano alla luce del sole, permettendo alla società civile di accedere ai relativi documenti; si chiede una riforma istituzionale che copra sia i temi “interni” della costruzione del consenso, dei meeting, del sistema decisionale, del meccanismo di risoluzione delle dispute, sia temi esterni come l’accredito delle organizzazioni non governative ed il rapporto con le altre istituzioni internazionali.

