Nike nomade: guadagni a corto termine preferiti a contratti a lungo termine
Nike nomade: guadagni a corto termine preferiti a contratti a lungo termine
Davos, 27.01.2003 - La Dichiarazione di Berna ha invitato Ida Mustari e Yeheskiei Prawobo, del sindacato indonesiano SPTSK al “Public Eye” di Davos. Ida Mustari lavorava nella fabbrica PT Doston in Indonesia (Tanmgerang) che produceva esclusivamente per Nike. Licenziata come 7'000 suoi colleghi, dopo 9 anni di lavoro, Ida è venuta a Davos per reclamare le indennità di licenziamento dovute a tutti gli operai “lasciati a casa”. Phil Knight, CEO di Nike, pure invitato al “Public Eye”, ha rifiutato l’invito.
PT Doston ha dovuto chiudere nel 2002 perché Nike, suo unico cliente, ha deciso di cambiare il proprio produttore, trasferendo le ordinazioni in Cina e Vietnam. “Siamo preoccupati – dichiara Y. Prawobo - per il fatto che gli investitori come Nike riducono il loro impegno e delocalizzano le ordinazioni verso paesi dove i diritti sindacali sono sempre peggio riconosciuti. Infatti, oggi per la prima volta, in Indonesia i primi sindacati liberi e democratici hanno la possibilità di organizzarsi.” L’anno scorso, quasi 100'000 persone hanno perso il loro impiego nell’industria tessile in Indonesia. Per questo motivo i sindacati SPTSK hanno deciso di portare davanti alla giustizia il caso del licenziamento della PT Doston. Il processo, che vorrebbe dimostrare la responsabilità di Nike, rischia di durare a lungo.
Tim Condor di Oxfam Australia (coordinatore di NikeWatch), invitato e presente al Public Eye, ha scoperto la medesima situazione in Tailandia. Gli operai della fabbrica Bed and Bath Prestige (che producevano per Nike, Adidas e Lewis) si sono ritrovati senza impiego dopo la scomparsa del proprietario della loro ditta. Ed ora nessuno è disposto a versare loro le indennità alle quali hanno diritto.
Gli ex-operai della fabbrica hanno spiegato a Tim Condor di aver lavorato fino a 110 ore settimanali. Per poter mantenere simili ritmi, la maggior parte di loro ha accettato di bere acqua contenente anfetamine, proposta del loro datore di lavoro. “Le multinazionali come Nike, Adidas o Lewis – dice Condor - potrebbero offrire degli impieghi stabili e pagati correttamente. Potrebbero investire lá dove i diritti sindacali sono considerati e garantiti. Invece delocalizzano regolarmente la produzione creando una concorrenza tra i produttori e spingendoli a ridurre i costi e ad accelerare i ritmi di produzione. Questa pressione spinge a condizioni disumane di lavoro.
Per maggiori informazioni:
Stefan Indermühle, Dichiarazione di Berna, ++41 79 705 02 53
Tim Condor di Oxfam Australia (coordinatore di NikeWatch), invitato e presente al Public Eye, ha scoperto la medesima situazione in Tailandia. Gli operai della fabbrica Bed and Bath Prestige (che producevano per Nike, Adidas e Lewis) si sono ritrovati senza impiego dopo la scomparsa del proprietario della loro ditta. Ed ora nessuno è disposto a versare loro le indennità alle quali hanno diritto.
Gli ex-operai della fabbrica hanno spiegato a Tim Condor di aver lavorato fino a 110 ore settimanali. Per poter mantenere simili ritmi, la maggior parte di loro ha accettato di bere acqua contenente anfetamine, proposta del loro datore di lavoro. “Le multinazionali come Nike, Adidas o Lewis – dice Condor - potrebbero offrire degli impieghi stabili e pagati correttamente. Potrebbero investire lá dove i diritti sindacali sono considerati e garantiti. Invece delocalizzano regolarmente la produzione creando una concorrenza tra i produttori e spingendoli a ridurre i costi e ad accelerare i ritmi di produzione. Questa pressione spinge a condizioni disumane di lavoro.
Per maggiori informazioni:
Stefan Indermühle, Dichiarazione di Berna, ++41 79 705 02 53
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Panel: Globalization and labour rights |

