Chocolat Frey SA
La Chocolat Frey SA, fondata nel lontano 1887, nel 1950 è entrata a far parte di Migros e oggigiorno è affiliata a quest’ultima al 100 percento. La produzione è indirizzata al mercato svizzero e dagli anni ’80 anche all’esportazione. Tramite i negozi Migros, Frey offre un vasto assortimento di cioccolato, comprendente pure prodotti biologici, tra cui due tavolette di cioccolato Max Havelaar. Va ricordato che già in passato si vendevano alcuni prodotti stagionali con il marchio di qualità della ditta Havelaar, come ad esempio i coniglietti di cioccolato tipici di Pasqua.
Con quasi 800 collaboratori, un fatturato annuo di 400 milioni di franchi, una produzione di oltre 40‘000 tonnellate e una percentuale di mercato del 39%, Frey è la numero uno per quanto riguarda il mercato interno svizzero del cioccolato.
Frey è una delle poche aziende ad elaborare in modo autonomo una parte delle fave di cacao trasformandole in burro di cacao. È però possibile risalire solo all’origine del burro di cacao proveniente da fave certificate, mentre rimane impossibile stabilire l’origine dei prodotti acquistati privi di certificazione.
Quest’anno Frey ha elaborato una documentazione costante, informando in modo attivo i consumatori riguardo alle sue nuove attività nell’approvvigionamento sostenibile del cacao. Questa documentazione è disponibile online.
Frey offre oggigiorno cinque tavolette di cioccolato con il marchio di qualità bio e Max Havelaar, cosa che corrisponde ad una percentuale inferiore al 5 percento dell’offerta totale. Non si può invece risalire alla provenienza di tutto il resto dell’assortimento.
Tuttavia gli ostacoli che l’azienda deve ancora affrontare sono molti, anche perché oggi come in passato non è possibile risalire all’origine di una gran parte del cacao e si corre il rischio che questo venga coltivato in condizioni di sfruttamento della manodopera. Sarebbe ora che anche Frey cambiasse idea al riguardo visto che la problematica è conosciuta da almeno una decina d’anni.
Con quasi 800 collaboratori, un fatturato annuo di 400 milioni di franchi, una produzione di oltre 40‘000 tonnellate e una percentuale di mercato del 39%, Frey è la numero uno per quanto riguarda il mercato interno svizzero del cioccolato.
Trasparenza
Contrariamente a quanto successo l’anno precedente, quest’anno la Chocolat Frey ha risposto alle domande del nostro sondaggio. Oltre il 95 percento dei prodotti sono confezionati con fave di cacao acquistate prevalentemente da intermediari mentre il 10 percento proviene direttamente da cooperative di contadini. Frey intende aumentare questa percentuale di fave di cacao affinché sia più facile risalire alla loro origine e lottare in futuro contro pratiche di lavoro abusive tra cui il lavoro minorile.Frey è una delle poche aziende ad elaborare in modo autonomo una parte delle fave di cacao trasformandole in burro di cacao. È però possibile risalire solo all’origine del burro di cacao proveniente da fave certificate, mentre rimane impossibile stabilire l’origine dei prodotti acquistati privi di certificazione.
Quest’anno Frey ha elaborato una documentazione costante, informando in modo attivo i consumatori riguardo alle sue nuove attività nell’approvvigionamento sostenibile del cacao. Questa documentazione è disponibile online.
Responsabilità sociale e sostenibilità
Contrariamente ad altre aziende, Frey non si è ritirata dalla Costa d’Avorio. Tutte le fave di cacao della Costa d’Avorio provengono dal progetto „Partenarie de Qualité“ della ditta Barry Callebaut. Secondo le informazioni fornite dalla ditta, il boicottaggio non è una via percorribile mentre bisogna incrementare l’acquisto diretto di prodotti locali per dare maggiore sostegno ai contadini della Costa d’Avorio. Le materie prime provenienti da questo progetto sono facilmente rintracciabili.Frey offre oggigiorno cinque tavolette di cioccolato con il marchio di qualità bio e Max Havelaar, cosa che corrisponde ad una percentuale inferiore al 5 percento dell’offerta totale. Non si può invece risalire alla provenienza di tutto il resto dell’assortimento.
Commento della DB
La Chocolat Frey ha agito in modo molto più trasparente nei nostri confronti rispetto a quanto avvenuto nel sondaggio dell’anno scorso. L’informazione chiara nei confronti dell’opinione pubblica sugli ulteriori passi in ambito dell’approvvigionamento sostenibile è vista dalla DB come un’evoluzione estremamente positiva. Il fatto che Frey continui ad acquistare il cacao in Costa d’Avorio è altrettanto importante e particolarmente degno di plauso. Si sono compiuti i primi passi nella direzione di un approvvigionamento sostenibile delle materie prime per la produzione di cioccolato.Tuttavia gli ostacoli che l’azienda deve ancora affrontare sono molti, anche perché oggi come in passato non è possibile risalire all’origine di una gran parte del cacao e si corre il rischio che questo venga coltivato in condizioni di sfruttamento della manodopera. Sarebbe ora che anche Frey cambiasse idea al riguardo visto che la problematica è conosciuta da almeno una decina d’anni.



